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Bruno Lazzari, ottimista visionario

Bruno LazzariBruno Lazzari è uomo di ampie vedute e dal carattere positivo che ha del tutto chiaro ciò che gli sta cuore ossia la scrittura, narrativa e poetica, unita alla tecnologia e alla scienza.
È anche un visionario: “Senza timore di sbagliare sono un sognatore – ci racconta parlando di sé – uno che alla sera, per prender sonno, entra nella cabina di guida di un’astronave e manovra i mille comandi con luci ammiccanti e cerca di decollare. Ti assicuro che non sono mai riuscito a partire, perché Morfeo mi ha sempre trascinato con se”.

Raccontaci di te, delle tue origini, degli studi, delle letture oltre che del tuo lavoro.
Sono nato nel 1938. Ricordo la guerra e la fame. Nel 1959 mi diplomai come perito elettrotecnico e trovai subito lavoro presso la Timo, la Telecom attuale. Durante il servizio di leva, che svolsi da caporal maggiore, avevo studiato un po’ di tutto, telefonia, telescriventi, antenne e, spendendo soldi destinati al cibo, avevo comprato libri usati di elettronica industriale (valvole e teorie varie). Mi sposai e mi licenziai dal posto nella mia città natale, Forlì per andare a Milano dove, fra un periodo e un altro, vissi una decina di anni, lavorando di giorno e di notte. Erano gli anni del boom economico.

Il tuo lavoro a diretto con la tecnologia è stato basilare per avvicinarti alla fantascienza?
Ebbi modo di vedere dall’interno prima le macchine elettromeccaniche, poi quelle a valvole, poi quelle a transistor, poi sempre più su fino ai più grandi elaboratori commerciali al mondo. Era un lavoro affascinante, che si adattava perfettamente alla mia passione di accanito lettore di fantascienza. Rimasi in Romagna fino al 1987 per poi passare a un’attività in proprio prettamente commerciale: vendita e gestione di macchine per ufficio, che perseguo tutt’oggi, all’età di ottantacinque anni.

Hai una bella età. Cosa significa per te scrivere?
Finire di scrivere un racconto, un romanzo, rimane una delle soddisfazioni più grandi che mi concedo. Sono ancora, alla mia età, un ottimista: scrivo la storia e descrivo le vicende in modo da raggiungere sempre risultati positivi, accattivanti. Lieti fini, insomma. Così, fuggire con la mente in ambienti da me costruiti, con personaggi che si muovono come io desidero, con finali tutto Ok, rimane una delle attività che più mi appaga. Certo, devo anche lavorare per “mangiare”, per vivere su questo mondo malandrino. Lui sì che non ti regala mai niente.

Posso chiederti se e quanto utilizzi i social media?
No, per ora rifuggo dai “Social”. Uso Internet per fare ricerche, acquisti, dialoghi di lavoro. Uso il telefonino per la posta e per chiamate/risposte. Diffido di tutto ciò che è digitale. Ecco, l’informazione viene dall’uso di Internet e mi è servita per scrivere l’ultimo mio romanzo: “Ucraina rosso sangue”. A chi lo spedirò per la pubblicazione? Non so, forse finirà in fondo a un cassetto come alcuni altri.

BonificaIl tuo volume “Bonifica – La trilogia” ha avuto un notevole successo, cos’altro hai scritto?
In tutto ho scritto otto romanzi e una quarantina di racconti. Ho rifiutato di pagare un editore per pubblicare due o tre delle mie opere lunghe, apparse anche su Amazon nei primi posti dei bestseller (appunto “Bonifica – La trilogia”, ndr). Poi, indolenza, sconforto, mi hanno un po’ bloccato. Devo ringraziare Donato Altomare che mi ha fatto i complimenti dopo aver letto un mio testo. Conservo la sua critica come un vero e proprio regalo.

Qual è o quali sono i tuoi autori di riferimento?
Beh, Van Vogt è stato senz’altro l’autore che più ho letto con passione, imitandone a volte la scrittura, la cadenza serrata, il cambio di scena continuo.

Il tuo motto è “I whas born poeta. I will dead poeta” (“Sono nato poeta. Morirò poeta”) …
Ho sempre pensato che un pensiero poetico poteva essere inserito nella prosa di un romanzo. Non c’è rima, d’accordo, ma a volte bisogna assaporare la dolcezza così come ti viene presentata. E allora io la chiamo Poesia.

Sei anche appassionato di astrofisica. Cosa ti affascina maggiormente dei misteri dell’Universo? Credi che siamo soli o che ci siano altre intelligenze extraterrestri?
Certo, un appassionato di fantascienza non può rimanere indifferente alla visione di un cosmo infinitamente grande, affascinante oltre ogni dire, dove fra le sue brame si trova, appunto, la stessa poesia.

Ti va di dare un consiglio ai giovani aspiranti scrittori o meno che siano?
Ragazzi (dall’alto della mia età mi concedo qualche licenza) se posso dirvi qualcosa che abbia una pur piccola importanza, vi pungolo ad essere attivi sempre, fino alla fine. Un arresto prematuro delle vostre attività vi scaraventerebbe fra “i morti che camminano”, quelli morti anzitempo. Almeno, scrivete tante storie di fantascienza, ma mi raccomando, tutte a lieto fine!

E noi siamo pienamente d’accordo con te!

Filippo Radogna

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