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Luigi Cozzi, Star Crash e Profondo Rosso Store

Cozzi1Il suo film di fantascienza Star Crash del 1978, è tornato nelle sale cinematografiche francesi e nelle prossime settimane, in merito, ci saranno ulteriori iniziative promozionali. Della genesi, di come fu girato e di quello che rappresenta oggi Star Crash, divenuto un classico della sf cinematografica italiana, ne abbiamo parlato con colui che lo diresse: il maestro Luigi Cozzi, alias Lewis Coates. Regista cult nell’ambito del fantastico, Luigi Cozzi ha realizzato opere, in special modo tra gli anni ’70 e gli anni ‘80, di tutto rispetto ed è molto noto nel cinema di genere anche fuori dai confini nazionali. Con lui abbiamo ripercorso la carriera da cineasta e quella della sua casa editrice Profondo Rosso che si occupa anzitutto della promozione di collane di narrativa e saggistica fantastica.

Nello scorso dicembre Star Crash è stato riproposto nei cinema francesi. Di chi è stata l’iniziativa?
Star Crash nel 1979 riscosse ovunque nel mondo un grosso successo commerciale e con il trascorrere degli anni è diventato anche un film di culto in parecchi Paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Francia. Di recente proprio una società distributrice francese dei classici e dei film cult del cinema ha ricomprato Star Crash e ora lo sta distribuendo di nuovo in Francia.

Quali altre iniziative sono previste?
Sono stato invitato, per il mese di marzo, a presenziare a una serie di proiezioni speciali fissate in varie città francesi e sempre a marzo a Parigi si terrà una serata in onore mio e di Star Crash alla prestigiosa Cinematheque francaise.

Il film fu prodotto nel 1978 dopo l’uscita di Star Wars di George Lucas che e’ invece del 1977. Cosa ricordi? Come nacque? Star Crash
Il film Star Crash nacque dal mio desiderio di fare finalmente un film di fantascienza cosmica. Fin già dall’inizio del 1976 girai un rullo dimostrativo in 35 mm per far vedere che in Italia si potevano realizzare dei buoni effetti speciali, poi scrissi una storia cinematografica di quel tipo e feci realizzare a Giuseppe Festino persino una spettacolare illustrazione fantascientifica da proporre come eventuale poster del film. Poi iniziai a far circolare quel pacchetto in tutte le principali produzioni italiane, ricevendo sempre la stessa sconsolante risposta negativa.

E poi cosa accadde?
Un anno dopo un produttore straniero, che in precedenza aveva già visionato e respinto quella mia proposta, cambiò di colpo idea e mi convocò in gran fretta per fare subito il film…anche se in realtà erano stati l’uscita di Guerre stellari e soprattutto i suoi incassi fenomenali a fargli cambiare all’improvviso idea…ed è stato così che Star Crash è nato.

Come fu realizzato? Rimanesti soddisfatto degli esiti?
Realizzare bene Star Crash è stato complicato a volte persino estenuante, ma grazie alla mia assoluta determinazione alla fine ci sono riuscito e i risultati, sia economici che artistici, mi hanno dato ragione. Star Crash incassò allora oltre 16 milioni di dollari nei cinema di prima visione americani, una cifra estremamente elevata nel 1979 quando il dollaro aveva un ben diverso valore, e ancora oggi il mio Star Crash è l’unico film italiano di fantascienza o fantasy presente nella classifica dei maggiori incassi sul mercato nordamericano.

Questo sotto l’aspetto economico. Ma oggi a distanza di oltre quarant’anni, dal punto di vista artistico, cosa pensi del film?
Inizialmente Star Crash fu preso per un’imitazione di Star Wars, ma il trascorrere del tempo ha modificato di molto questo giudizio troppo semplicistico e superficiale. Certo, Star Crash venne realizzato dal produttore solo per via di quello che stava incassando l’opera di George Lucas, ma grazie al mio lavoro Star Crash ha avuto una ragione propria di esistere, essendo una favola cosmica dolce e romantica che rende omaggio a tanti classici della science fiction letteraria e cinematografica, permeata inoltre da una sottile vena di umorismo e di auto-ironia che non si trovano mai nelle semplici imitazioni. E credo che proprio tutte queste sue diverse componenti siano la chiave del suo successo che continua ancora anche a oltre quarant’anni esatti dalla sua prima apparizione nei cinema. Non credo infatti che siano molti i film di quarant’anni fa che dopo tanto tempo ancora circolano nei cinema come fa Star Crash.

Prima avevi realizzato altri film di sf per esempio Cozzilla. Ce ne vuoi parlare?
Prima di Star Crash avevo girato nel 1969 Il Tunnel sotto il mondo, tratto dall’omonimo racconto di Frederik Pohl, e nel 1977 ho rielaborato il Godzilla nippo-americano del 1956 allungandolo e colorizzandolo. Questo mio Cozzilla è stato quindi il primo film ‘colorizzato’ al mondo, realizzato quando ancora i computer non potevano ‘colorizzare’ i film. Infatti, noi la trasformazione l’abbiamo dovuta effettuare ‘colorizzando’ l’intera pellicola a un fotogramma alla volta, in maniera manuale. Un lavoro pazzesco, ma che mi è servito per fare uscire quel film nelle sale di prima visione italiane, che si rifiutavano di proiettare le pellicole in bianco e nero.

Del 1983 invece è la pellicola fantasy Hercules con Lou Ferrigno che ebbe Hercules successo in Usa, infatti poi ci fu il seguito.
Hercules è stato un blockbuster in gran parte del mondo, particolarmente negli Stati Uniti, dove ha incassato quasi 50 milioni di dollari. In Italia invece è passato del tutto inosservato. E poi gli americani ne hanno voluto anche il seguito, Le avventure di Ercole 2. Si tratta di pura science fantasy che mischia la mitologia classica con la moderna fantascienza e negli Stati Uniti, dove è diventato molto popolare, il mio primo Hercules ha avuto varie imitazioni, la prima delle quali è stata la serie televisiva davvero molto simile di Sam Raimi…

Un pezzo importante della tua storia artistica è legato a Dario Argento con il quale hai collaborato. Quali ruoli hai svolto? Che rapporti hai adesso con lui?
Ho conosciuto Dario Argento nel 1970 e da allora e ancor oggi siamo grandi amici. Il suo primo film al quale ho collaborato attivamente è stato Quattro mosche di velluto grigio, poi ho quasi sempre partecipato agli altri suoi film, svolgendo di volta in incarichi diversi quali sceneggiatore, aiuto regista, supervisore degli effetti speciali, regista della seconda unità…e ancora oggi lavoriamo insieme sempre con grande piacere.

Sempre con Dario Argento hai dato vita ad un museo, con i cimeli dei suoi film, presente nel negozio Profondo Rosso che gestisci a Roma. E’ molto visitato?
Con Dario Argento ho partecipato nel 1989 alla creazione del Profondo Rosso Store, a Roma, che da trent’anni è un punto di riferimento e di incontro per tutti gli appassionati del mondo di horror, thrilling, fantascienza e fantasy. Nei sotterranei del negozio c’è poi il Museo degli Orrori di Dario Argento, che si può visitare e nel quale sono esposti oggetti originali usati durante le riprese dei suoi film più famosi e anche di alcuni dei miei. A oggi i visitatori di questo museo sono stati oltre 100.000, venuti un po’ da tutto il mondo.

Hai avuto altre collaborazioni con registi importanti tra cui Mario e Lamberto Bava…Master of orror
Ho conosciuto bene e a lungo Mario Bava e, frequentandolo attraverso gli anni, ho anche incontrato suo figlio Lamberto, del quale sono diventato buon amico. Ho scritto anche un film per lui, Shark – Rosso nell’oceano, e lui ha partecipato nel ruolo di se stesso alle riprese del mio Blood on Méliès’ Moon in una scena lunga e assai divertente girata proprio a casa sua.

Dopo il 2000 quali sono i film che hai realizzato e che ti hanno dato maggiore soddisfazione?
I nuovi film che ho realizzato sono Blood on Méliès’ Moon nel 2016, I piccoli maghi di Oz nel 2018 e La battaglia di Roma-1848, nel 2019. Francamente tutti e tre mi hanno dato grosse soddisfazioni. I primi due sono fantastici e sono piaciuti molto ai fan di questo genere, il terzo è una ricostruzione storica della nascita e della fine della Repubblica Romana libera e indipendente fondata da Mazzini e Garibaldi nel 1848, quando il Papa scappò via dalla città che si stava rivoltando contro il suo modo troppo oppressivo di governare. Abbiamo presentato questo film circa un mese fa in una delle più antiche e prestigiose biblioteche di Roma, la Biblioteca Angelica, sotto il patrocinio del Ministero della Cultura, ed è stato accolto benissimo.

I piccoli maghi di Oz lo hai girato con una scolaresca. Com’è andata? E’ stato divertente o faticoso? La rifaresti come esperienza?
Girare I piccoli maghi di Oz è stata un’autentica avventura, dovendo utilizzare tutti gli alunni di una classe elementare come attori all’interno della loro scuola. In più era un film complicatissimo per via dei suoi tantissimi effetti speciali, dato che ho raccontato una variazione della celebre favola americana. Lavorare con i ragazzini è stato estenuante e ho dovuto fare ricorso a tutte le mie riserve di pazienza e di calma, in quanto quei discoli non stavano mai zitti né fermi e per di più erano in ventotto, però al tempo stesso mi sono divertito moltissimo ed è stata per me un’esperienza davvero nuova e bella, anche se sinceramente non so se ce la farei a farla di nuovo.

Sei stato docente dell’Accademia di Cinema romana Act Multimedia a Cinecittà che impressione hai avuto delle nuove leve che intendono avviarsi alla carriera da regista?
Sono stato docente all’Act per alcuni mesi, ma alla fine ho dovuto abbandonare quell’incarico perché stavo finendo per trascurare troppo le attività legate alla Profondo Rosso, che ovviamente sono quelle alle quali tengo di più. I giovani di oggi, in buona parte, sono pieni di entusiasmo, anche se tra di loro ci sono alcuni che si sentono spesso già registi completi solo perché hanno fatto già qualche piccola ripresa con il telefonino…mentre non è per niente così.

A proposito della Collana editoriale Profondo Rosso cosa pubblicate?
Con la Profondo Rosso ho diretto circa 130 numeri delle riviste mensili Mystero e Archeologia proibita che venivano vendute in edicola fino al 2009, mentre dal 1999 abbiamo preso anche a pubblicare tre collane di libri, una di cinema, una di testi di archeologia misteriosa e la terza dedicata ai saggi e ai romanzi di narrativa fantascientifica, horror, fantasy, weird, gialla e thrilling. In tutto finora abbiamo edito quasi 200 volumi, che sono disponibili anche su Amazon e nelle principali librerie italiane.

Da editore, ma anche da saggista e scrittore, cosa pensi dello stato di salute dell’industria libraria italiana?
Le ultime statistiche sull’editoria dicono che in Italia escono circa 70 mila nuovi libri ogni anno, ma che solo il 3 per cento di questi libri riesce a superare le 100 copie vendute, mentre il 97 per cento no. Quindi non mi sembra che l’editoria sia molto in salute e la colpa è anche molto del mancato ricambio generazionale, perché oggi vedere un giovane con in mano un libro, un giornale o una rivista è diventato rarissimo. Hanno tutti in mano solo il telefonino. I dati ufficiali dicono inoltre che ormai in Italia gli acquirenti dei libri sono principalmente le donne dai quarantacinque anni in su. Nel complesso quindi non c’è troppo da meravigliarsi se l’Italia è all’ultimo posto in Europa per quello che riguarda l’acquisto e la lettura dei libri.

E da voi alla Profondo Rosso invece qual è la situazione? Quali sono i prossimi testi in pubblicazione?
Noi resistiamo, perché, essendo da venti anni sulla piazza come editori specializzati, abbiamo acquisito una buona base di lettori affezionati che ci seguono sempre in quanto fino a oggi non li abbiamo mai delusi. In pubblicazione per il 2020 abbiamo diversi romanzi, classici e nuove proposte di autori debuttanti o emergenti in campo horror e fantascientifico, e per la prima volta lo scorso ottobre abbiamo ospitato nelle nostre collane anche un romanzo di narrativa contemporanea normale, cioè non del fantastico, Profumo di cous cous di Maria Letizia Sercia che dai primi dati che abbiamo ricevuto dalla distribuzione sembra stia vendendo sorprendentemente bene.

Se volete saperne di più, su quest’ultimo punto, date un’occhiata al sito www.profondorossostore.com/it/ non ve ne pentirete!

Filippo Radogna

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