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Consegna del Vegetti a Mino Milani

Sono stato a casa di Mino Milani per consegnargli di persona laMilani_con_il_premio targa del premio Vegetti 2019. Non si tratta di un premio alla carriera, che sarebbe comunque stato meritato, ma di un premio della critica per la miglior antologia dell’anno. Giova ricordare che il premio Italia è assegnato da una giuria popolare, fatta di lettori e appassionati, il che lo fa assomigliare un poco al premio Hugo (fatte le debite proporzioni). Il Vegetti invece è assegnato da una giuria di critici ed esperti del settore e può dunque essere avvicinato maggiormente al Nebula. Il fatto che una antologia di romanzi brevi apparsi in anni ormai lontani (dal 1959 al 1976) convinca una giuria di oggi, la dice lunga sulle capacità dell’autore. Quando c’è del vero talento, emerge anche nelle opere più giovanili.
Milani abita nel vecchio palazzo di famiglia, in una delle zone più belle di Pavia, davanti alla chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro (dove sono sepolti personaggi dell’importanza di Severino Boezio, l’ultimo degli Antichi, e di Sant’Agostino, uno dei santi più importanti della Chiesa Cattolica). Se vuol vedere la chiesa, gli basta guardare fuori dalla finestra del suo studio. Quando arrivano ospiti è sempre cordiale e disponibile. Se arrivate all’ora giusta, generalmente vi offre un aperitivo: un dry Martini, nella miglior tradizione di Hemingway. Il che, tra l’altro, dimostra che una moderata quantità di alcool non fa tutti i danni che noi medici raccontiamo ai pazienti.
Non nel suo caso, almeno.
Nonostante la sua età (91 primavere) è ancora molto lucido e attivo e continua a scrivere ottima narrativa. Infatti sta completando alcuni romanzi storici e contemporaneamente sta traducendo le poesie di Percy Shelley. E scusate se è poco.
La sua scrivania è circondata da una libreria che ricopre tutte le pareti. Si tratta ancora della libreria di suo padre, che Mino ha ampliato accumulando libri per tutta la vita (anche io ho contribuito al caos generale, regalandogliene alcuni). Su una cassettiera sono appoggiati i premi e i ricordi raccolti in una intera vita dedicata alla narrativa avventurosa, al fumetto, al romanzo storico, al giornalismo, alla narrativa più intimista e alla storiografia. Mi sono divertito a fotografare un Palmares che include: il Premio Yellow Kid alla carriera, conferitogli da Lucca Comics nel 2018; il premio Città di Rapallo, conferitogli per la sua lunga attività di romanziere ma anche di sceneggiatore di fumetti; un attestato dei librai pontremolesi (quelli che assegnano il Bancarella); il premio Hemingway per il romanzo, datogli dalla località di Lignano Sabbiadoro, e così via. Ultimo arrivato il premio della città di Verona, come prosecutore della narrativa avventurosa nel segno di Salgari, ritirato pochi giorni fa: è uno splendido bozzetto in gesso che ritrae Emilio Salgari, così come appariva in alcune foto d’epoca, e che è servito da modello per la statua in bronzo che la città ha dedicato al suo illustre e sfortunato compatriota.
In mezzo a tutti questi premi e attestati ora c’è anche la targa della World SF Italiana. Inutile dire che Mino né è felicissimo e che ringrazia tutti gli autori e addetti ai lavori della World. Si è più volte scusato per non aver potuto partecipare alla cerimonia, ma il viaggio a Verona della settimana precedente lo aveva davvero debilitato. Sapete come si dice: lo spirito è forte, ma la carne è debole.
L’ho lasciato al suo lavoro di scrittura, ma con la promessa di rilasciare una intervista da dedicare ai membri dell’Associazione. Ci penserà Luigi Petruzzelli, neo vicepresidente della World, a raccoglierla e a diffonderla nei prossimi giorni. Io non vedo l’ora di sapere che cosa si saranno detti.

Franco Piccinini

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