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Il dito nell’occhio (capitolo secondo)

ovvero… COME AVERE LE IDEE CHIARE PUR NON CAPENDOCI NULLA

Dopo lo strepitoso successo del primo intervento di lunedì 25 maggio 2015, dopo aver ricevuto minacce di tutti i tipi, cartucce in buste senza francobollo per cui mi è toccato anche pagare la sovrattassa, teste di cavallo nel letto, ecc.ecc., come promesso passiamo al secondo capitolo.
Il busillis che mi ha tormentato da quando ho scoperto il web riguarda i siti et similia che trattano di fantascienza. Ho provato a fare una ricerca per capire i mille rivoli in cui si divide il fiume in piena della fantascienza italiana e mi sono subito accorto che ci sono infiniti siti, gruppi di lettura, gruppi generici di appassionati, scuole di scrittura, web-zine, blog, personal-zine ecc. ecc. che inondano l’etere, impalpabile ma pesante, di commenti più o meno interessanti. Dalla sera alla mattina ne spuntano altri, come parietaria (o erba vetriola, erba vento…) sulle pareti delle abitazione degli allergici. Uno starnuto o occhi che lacrimano sono i segnali di un nuovo ingresso nel mondo web della fantascienza.
E’ certo bello che ci sia una tale molteplicità di interventi e opinioni e che queste diffondano la fantascienza oltre gli appassionati. Ma la domanda che mi son fatto è: davvero sono utili? O creano soltanto confusione?
Ragioniamoci un po’ su.
Da un paio d’anni abbiamo creato www.worldsf.it. Bene, ma c’è www.worldsf.org. Meno bene, nel senso che è un sito world all’interno di Fantascienza.com con informazioni (datate) sul Premio Italia e del Vegetti. Un sito world non gestito dalla WorldSF Italia è inquietante. Sarebbe forse il caso di collegare i due siti. Chi dovesse andare su .org non troverebbe praticamente nulla e nulla penserebbe sia la WorldSF Italia. Ne ho parlato a Bellaria con Sosio che mi è parso d’accordo.
C’è http://italcon.it/, male (Prove Tecniche di Trasmissione. Trasmissione? Di cosa?) Per fortuna c’è www.fantascienza.com/italcon/. Senza poi parlare dell’annoso problema del catalogo sempre su www.fantascienza.com/catalogo/. (Insomma, si dovrebbe dire “Menomale che Silvio c’è!”, ma non vorrei generare equivoci…)
E’ su Facebook che siamo sommersi da mille sirene che, con i loro silenziosi canti, ci confondono come i suoni caotici di una festa paesana. Infatti, cliccando worldsf su Cerca di Google da Mozilla Firefox, appare, oltre i link ad altri siti, World SF Italia | Facebook. Cliccando si giunge a Worldsf comunità. Che dovrebbe surrogare quello che al sito www.worldsf.it (volutamente) manca, cioè il chiacchiericcio (con scambio di invettive o sperticati elogi) tra i soci e i simpatizzanti (ma solo tra quelli registrati su Facebook). Poi ci sono i gruppi, come Romanzi di Fantascienza, legata alla web-magazine Cronache di un sole lontano dell’inossidabile Sandro Pergameno, c’è un secondo Romanzi di Fantascienza, finalizzato alla scoperta e valorizzazione degli scrittori di fantascienza (io ancora non sono stato scoperto e mi serve, in fondo allo Stivale fa molto caldo), poi c’è Fantascienza, un gruppo che va oltre quella scritta, interessandosi anche di Fantascienza cinematografica e televisiva. Ma ne abbiamo ancora, Fantascienza e…dintorni, (su, non pignolate, la D maiuscola è soltanto a causa della correzione automatica…) basata sull’attività del fondatore, Francesco Troccoli. C’è Fantasy e Fantascienza, i cui ammonimenti mi hanno spaventato (non oserò mai esprimere le mie idee in questo gruppo), Scrittori e illustratori Fantasy & Fantascienza, dedicato agli esordienti, Amanti del genere fantasy e fantascienza, dedicato al cinema di genere e ancora e ancora e ancora e ancora (rammentate la giovanissima Sandrelli nel film Non ci resta che piangere con Troisi e Benigni?). E vi scampo dalla impressionante carrellata di gruppi che si interessano prevalentemente di fantasy.
Senza parlare dei siti ‘ufficiali’ dello Stic, dello Yavin4, del Rill (mille e mille Rill, hai capito, Alberto?). E ancora La Zona Morta, Next Station, Pegasus, Antares. E i numerosi del gruppo Delos e i siti riferimenti dell’Aetnacon, della Levantecon, o le infinite presentazioni degli infinti libri (antologie, saggi, racconti, ecc.ecc.) che aumentano le stelle nel firmamento notturno. E mi scuso con quelli omessi, ma non posso conoscere tutto.
Insomma, a colpi di migliaia di mi piace si tenta di raccogliere gli appassionati per curare il proprio orticello. Ma perché chiedermi un mi piace se non ho letto l’oggetto di questo mio… piacere?
Tutte queste presenze in web sono utili? Di primo acchito la risposta parrebbe sin troppo ovvia. Ma non è forse una forma di anarchia da leader? Sì, è una contradictio in terminis (il latino ci sarà sempre nelle mie dita), ma bisogna chiedersi cui prodest? Insomma, siamo sicuri che facciamo questo per la diffusione della fantascienza e non per egocentrismo mimetico? D’accordo, si mettono in contatto tra loro gli aspiranti scrittori. E poi? Restano aspiranti o si trasformano in scrittori veri?
Dove voglio arrivare? Semplice.
Anni fa sono stato in Cecoslovacchia (quando era una sola parola). Viaggiando da Praga a Kosice in treno, in compagnia dell’indimenticabile Ludmila Freiová, ho notato migliaia di piccoli orti che tanti cittadini di qualsiasi ceto sociale coltivavano per la propria alimentazione (massima espressione dell’autarchia economica). Ce n’erano di tutti i tipi, da quelli rigogliosi a quelli rinsecchiti, da quelli grandicelli ad autentici buchi. Insomma, la varietà più immaginabile. C’era quindi chi si portava a casa sempre un abbondante raccolto, chi invece doveva contendere alla siccità qualche pomodoro giallognolo. Poi, all’improvviso il treno è sbucato in una grande valle. Anche lì migliaia di appezzamenti, ma più o meno tutti nelle stesse condizioni. Insomma erano collegati da un efficiente sistema di irrigazione.
Facciamo allora sì che i nostri orticelli siano tutti rigogliosi collegandoli tra loro, scambiandoci informazioni e consigli, perché ciò che per qualcuno può essere superfluo, per un altro può essere vitale. Allora sì che la fantascienza salterebbe viva agli occhi di tutti, anche di quelli che la vogliono negletta cenerentola. Questo però significherebbe mettere da parte un po’ del proprio ego.
Difficile.

L’eccellente editore Marco Solfanelli ha dato di recente alle stampe un ottimo romanzo Un madrigale per morire di Loredana Pietrafesa. La storia è un po’ borderline, difatti è una rivisitazione in chiave ghost story della vicenda di Gersualdo da Venosa. Le caratteristiche interessanti di questa inquietante vicenda sono molte. Loredana, orgogliosamente lucana, è una poetessa, per cui ha scritto lei stessa il madrigale del romanzo, ma è anche una bravissima pianista, docente di musica, che conosce alla perfezione il lucano Gesualdo da Venosa.
Un madrigale per morire è una storia che ci racconta come anche nel passato il femminicidio era frequente, ma molto tollerato, specie se commesso da potenti. Inoltre sottolinea come non sia raro trovare nella storia delle arti dei geni che non potevano proprio definirsi persone per bene. Gesualdo era iracondo e manesco, Caravaggio, violento amante della spada, Mozart aveva le mani bucate, ecc. ecc., ma la Pietrafesa dimostra che non c’è un delitto peggiore di uccidere l’origine del mondo (il riferimento NON è al quadro di Gustave Courbet). L’autrice crede in una giustizia ultra terrena, per cui qualcuno torna dal passato per vendicarsi. E la vendetta, lo sapete, è un piatto che va servito freddo.
L’unica critica è che nella storia non c’è neanche una figura maschile che si salvi.
Ma la meritiamo davvero noi uomini una salvezza?!

Armando.
Eppure ne abbiamo parlato a lungo, amico mio. Insieme abbiamo sognato una Italcon dalle mille sfaccettature, in più momenti e legata a più manifestazioni.
Mi (ti) chiedo: dobbiamo essere sempre i parenti poveri di qualcuno?
Quando sono arrivato a Bellaria nessuno sapeva che dovessi esserci. Mi pare ovvio, a chi vuoi che interessi che vi possa partecipare il presidente della WorldSF Italia? Per cui, sorpresi dal mio arrivo, mi hanno assegnato una stanza in un albergo dove, alla reception, sono stato classificato ‘uno della Sticcon’. Nulla da dire, per carità, ma avrei preferito essere ‘uno dell’Italcon’. Non dev’esserci però un buon feeling tra la Sticcon e gli alberghi a Bellaria perché, hanno sbattuto me e la mia famiglia in una stanza che i migranti magrebini avrebbero rifiutato. Ho chiesto scusa a mia moglie (…Donato, non so dove poggiare la valigia o il beauty case nel bagno, ma non preoccuparti, mettiamo tutto sul letto e quando dobbiamo dormire mettiamo tutto a terra… i lettini sono da bambola, su abbi pazienza, si tratta soltanto un paio di notti…) e a mio figlio che ho portato per la prima e, a suo dire, l’ultima volta (…pensavo tu fossi un po’ importante…). Ho tentato di spiegare che avevo prenotato molto prima, inviato l’acconto e le indicazione del nostro arrivo e permanenza… e che, Armando, ti avevo anche detto telefonicamente di controllare che fosse tutto a posto per la prenotazione. Ma sono cose che succedono. Chissà, forse sono inviso a qualcuno che trova in queste piccinerie il modo di prendersi striscianti soddisfazioni. L’ottimo Massimo Romani è subito intervenuto per migliorare la mia situazione logistica, ma all’albergo non avevano nulla di meglio e hanno pensato di farmi cosa gradita spostarmi in una stanza vista mare. A me che abito vista mare! La stanza, se pur possibile, era peggiore e aveva una doccia nella quale potevo entrarci un pezzo alla volta. Ho dovuto sorbirmi anche i divertenti commenti di mio figlio sul fatto che fossi un diversamente magro.
Tanto di cappello però a Romani che si è anche scusato con me. No, amico mio, non dovevi, è successo non per colpa tua, del resto non mi sono lamentato. E voi dello Stic, tenetevi caro questo straordinario vicepresidente, è abile quanto gentile, intelligente quanto disponibile. Mi vanterò sempre di averlo come amico.
Armando.
So delle tue vicissitudini con l’ospite d’onore, quello Spinrad tanto bravo a scrivere quando a creare problemi. Te lo chiedo formalmente: hai bisogno di aiuto?
L’Italcon ha bisogno di aiuto?
Non credi che l’Itacon possa trovare nella WorldSF Italia un supporto tecnico e logistico importante?
Non pensi che dovremmo iniziare a scalare la graduatoria che ci vede bivaccare agli ultimi posti?
Per esempio, perché dovremmo adeguarci alle giornate volute da altri? L’esperienza d’anni e anni ci ha insegnato che le relazioni possono avere ascoltatori in numero accettabile da venerdì pomeriggio al sabato sera. Allora facciamo la (nostra) Italcon dal venerdì alla domenica mattina (per l’assemblea). E smettiamola col mettere interventi nelle ore impossibili. Meglio due o tre contemporanei che uno alle due e mezzo di pomeriggio, l’altro alle tre, per poi essere costretti a rinviare perché il numero dei relatori sul palchetto (uno) è superiore a quello del pubblico (zero).
Sì, lo so non si possono fare due panels insieme. Abbiamo soltanto una stanza. Nell’interrato. Che si allaga qualche volta. Certe volte manca, o non si provvede per tempo a chiedere e/o provare, la strumentazione adatta. Per fortuna quest’anno c’era lo striscione dell’Italcon disegnato da Franco Brambilla subito sistemato nella hall appena arrivato… ma molto dopo tutti gli altri che erano già stati montati prima dell’apertura della StarCon.
Ma cosa possiamo farci? Siamo l’Italcon.
Meditare, gente, meditate.

15 giugno 2015

Donato Altomare
Presidente della World SF Italia

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