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Umberto Guidoni e la ricerca spaziale

Umberto GuidoniIl 18 febbraio scorso il rover Perseverance, appartenente alla missione denominata “Mars 2020” della Nasa, dopo essere stato lanciato dalla base di Cape Canaveral in Florida (il 30 luglio del 2020) e aver percorso 384 milioni di chilometri nello spazio, è giunto sul suolo di Marte. Il robot a quattro ruote, unitamente al drone Ingenuity che a breve sarà operativo, ha la funzione di esplorare la superficie marziana alla ricerca di eventuali tracce di vita sul pianeta rosso. Va evidenziato che il piccolo elicottero, di circa 2 chilogrammi di peso e 50 centimetri di altezza, sarà il primo velivolo terrestre nella storia delle esplorazioni spaziali a levarsi in volo in atmosfera marziana, quindi un altro piccolo grande evento nella conquista dello spazio da parte dell’uomo. L’occasione dell’ammartaggio è stata adatta per conversare con l’astronauta e astrofisico Umberto Guidoni, uno di quegli uomini che lo spazio lo hanno esplorato davvero avendo effettuato due missioni: la prima nel 1996 a bordo dello Shuttle e l’altra nel 2001in qualità di primo astronauta europeo a raggiungere la Stazione spaziale internazionale.
Umberto Guidoni è nato a Roma nel 1954. Dopo il conseguimento della maturità classica al Liceo Gaio Lucilio della Capitale si è laureato con lode in Fisica e conseguente specializzazione in Astrofisica conseguita nel ’78 all’Università “La Sapienza” di Roma, intraprendendo quindi la carriera di ricercatore nell’Agenzia spaziale italiana.
Avevamo già realizzato un’intervista con lo Guidoni-Altomare scienziato (pubblicata sulla rivista “Dimensione Cosmica” n.8 del 2019) a Firenze, all’Assemblea annuale della World Science Fiction Italia nel maggio del 2019, dove su invito del presidente del sodalizio Donato Altomare egli tenne una conferenza. In quell’evento Guidoni fu proclamato socio onorario della World e in tale veste collabora, da qualche mese, con una propria rubrica di divulgazione scientifica sul sito ufficiale della World SF Italia su richiesta del curatore Salvo Toscano, laureato in Fisica come lui.
Nel colloquio che segue abbiamo dibattuto di vari argomenti: da quelli spaziali, all’attuale pandemia da Covid 19, delle sue iniziative quando rivestiva l’incarico di parlamentare europeo, alle problematiche ambientali della Terra, dal rapporto tra scienza e fantascienza sino alla sua attività di saggista e conferenziere.

Sarebbe interessante ascoltare un tuo autorevole commento sulla missione “Mars 2020”. Un nuovo importante passo nella ricerca spaziale?
Con l’atterraggio di Perseverance si è aperto un nuovo, appassionante capitolo dell’esplorazione di Marte; la sonda americana potrà cercare tracce di vita marziana passata o, forse, ancora presente. Grazie ai veicoli automatici, abbiamo raccolto importanti informazioni sul pianeta rosso ma c’è ancora molto lavoro da fare. Dovremo aspettare 15-20 anni per vedere l’arrivo del primo equipaggio su Marte.

Nel corso della tua esperienza nello spazio hai effettuato esperimenti e ricerca, su cosa in particolare? Qual era il tuo ruolo?
Nel mio primo volo nello spazio avevamo a bordo un esperimento rivoluzionario chiamato “satellite al guinzaglio”. Era una specie di dinamo spaziale che utilizzava la velocità della navetta spaziale e il campo magnetico terrestre per produrre energia elettrica nello spazio. La vera sfida era nelle dimensioni: per generare una potenza di qualche chilowatt il satellite doveva utilizzare un filo lungo 20 km. Il mio compito era far funzionare gli strumenti a bordo del satellite per raccogliere preziosi dati scientifici.

Come percepivi la vita nello spazio?
Partenza ShuttleNello spazio si entra in una dimensione completamente nuova. Una volta spenti i motori, ci si ritrova a fluttuare in assenza di peso, con una libertà di movimento mai provata prima. Alto e basso non hanno più significato e si può lavorare sul soffitto come sul pavimento. Poi c’è la spettacolare vista della Terra, con i suoi magnifici colori che cambiano continuamente mentre si percorre un’orbita in soli 90 minuti. In una giornata terrestre il sole sorge e tramonta 16 volte e sembra di vivere in un film accelerato.

Hai avuto paura qualche volta? Oggi cosa ti manca di quella straordinaria esperienza? Vorresti tornarci?
Ci possono essere momenti di tensione e di pericolo ma il lungo addestramento ci “immunizza” contro la paura. L’esperienza nello spazio è talmente speciale che rimane per sempre nella mente e nel cuore e, di tanto in tanto, si sente la nostalgia per le emozioni provate in orbita.

Torniamo sulla Terra. Come stai vivendo questo difficile periodo dovuto alla pandemia?
È un momento molto difficile per tutta la popolazione. Se da un lato abbiamo dovuto limitare le nostre relazioni sociali, è stata un’occasione per sperimentare nuovi stili di vita e apprezzare le piccole gioie della vita. Per quanto mi riguarda, l’esperienza fatta nello spazio mi ha preparato a vivere in spazi confinati e a comunicare via computer.

Da scienziato, anche se di un altro campo, ti saresti mai aspettato un evento così drammatico che fa riscoprire la fragilità dell’uomo? Quanto, a tuo parere, ci segnerà?
Se mai ce ne fosse stato bisogno, la pandemia ha dimostrato quanto la scienza sia essenziale per affrontare problemi complessi. Di fronte all’attacco del virus, che ha mostrato quanto siamo vulnerabili anche con la nostra tecnologia, la ricerca ha fornito le informazioni per ridurre i rischi del contagio e ha permesso di realizzare i vaccini che ci faranno uscire dal tunnel della pandemia. Mi auguro che questa esperienza ci porti ad avere maggiore fiducia nella scienza e spinga la politica a dare la giusta priorità ai finanziamenti per l’istruzione e la ricerca.

Hai ricoperto la carica di europarlamentare, di cosa ti sei occupato?
Sono stato membro del Parlamento Europeo dal 2004 al 2009 e mi sono occupato principalmente di ricerca. In quegli anni l’Unione europea stava discutendo il 7° Programma Quadro per la Ricerca Europea, di cui sono stato relatore, e stava mettendo a punto il sistema di navigazione satellitare “Galileo”. Come membro della Commissione sui cambiamenti climatici, ho avuto modo di approfondire le strategie di contenimento dei danni prodotti dal riscaldamento globale.

Alla luce dei mutamenti climatici come pensi che i governi dovrebbero agire per evitare che al nostro pianeta siano arrecati ulteriori danni?
Bisogna ridurre drasticamente le emissioni di gas serra ma, contemporaneamente, dobbiamo mettere in campo strategie per limitare le conseguenze dei cambiamenti già avvenuti. Purtroppo, diversi Paesi negano ancora l’evidenza, mentre sarebbe il momento di agire con determinazione per ridurre le ferite che abbiamo procurato al nostro pianeta.

Ti occupi di divulgazione scientifica pubblicando libri e attraverso dibattiti nelle scuole. Cosa ti spinge a incontrare i giovani?Guida per giovani astronauti
Le prossime generazioni avranno la possibilità di viaggiare oltre l’orbita terrestre e di mettere piede sulla Luna e su Marte. Per loro lo spazio sarà un ambiente dove andare a lavorare e magari a passare le vacanze. Scrivo libri di divulgazione per parlare ai ragazzi dell’esplorazione del cosmo, del lavoro degli scienziati, dei tecnici e dei robot che ci hanno svelato i misteri del cosmo. Alcuni dei giovani che incontro saranno protagonisti di questa nuova “era spaziale” e mi piace pensare di aver contribuito a far crescere in loro la passione per lo spazio.

All’astronauta e astrofisico che ha la passione per la science fiction non posso esimermi dal domandargli cosa, secondo lui, accomuni scienza e fantascienza.
Scienza e fantascienza hanno in comune la curiosità per l’ignoto, la voglia di esplorare oltre la realtà quotidiana. Se la prima è vincolata a trovare risposte verificabili, la seconda è libera di spaziare in campi ancora sconosciuti e, proprio per questo, può essere una fonte di ispirazione per la scienza del futuro. Non a caso, diversi scienziati sono stati lettori o scrittori di fantascienza.

Lo spazio era come lo avevi immaginato dai romanzi?
La mia esperienza nello spazio è stata abbastanza diversa da quella immaginata nei romanzi, ma nella mia seconda missione ho avuto qualche punto di contatto con un capolavoro della fantascienza: 2001 Odissea nello spazio. L’anno era lo stesso e mi trovavo a bordo di un veicolo diretto verso una stazione orbitante. Davanti ai miei occhi non c’era, però, la grande ruota della Space Station V di Stanley Kubrick ma una struttura complessa, fatta di moduli cilindrici, pannelli solari, antenne e radiatori.

Sulla Stazione internazionale ti sei portato qualche romanzo di sf?
Durante il volo del “satellite al guinzaglio”, ho portato con me Le fontane del Paradiso, dove Arthur Clarke immagina un “ascensore spaziale” per raggiungere l’orbita terrestre. In fondo il nostro esperimento era una piccola versione di quell’idea visionaria.

Qual è il ruolo che ancora esprime la letteratura dell’immaginario nel mondo tecnologico odierno?
La fantascienza è affascinante proprio per la sua capacità di anticipare temi e situazione che possono realizzarsi in un futuro più o meno lontano. Basti pensare ai viaggi spaziali, all’intelligenza artificiale o alle auto che si guidano da sole, tecnologie che erano pura fantascienza agli inizi del ‘900, e che oggi, un secolo dopo, sono diventate realtà acquisite. La fantascienza oscilla spesso tra utopia e distopia. Alla luce delle difficili sfide che abbiamo di fronte a noi (crisi energetica, ambientale e sanitaria), c’è il rischio che il futuro dell’umanità assomigli più a quello di Blade Runner che a quello di Star Trek.

La fantascienza ha influito sulle tue scelte? Come? Che cosa vedevi in tv o a cinema e quali libri leggevi da ragazzo?
Come molti adolescenti cresciuti durante la corsa allo spazio degli anni 60, anch’io sognavo di esplorare i mondi dei fumetti di Flash Gordon e nella Trilogia di Asimov. Poi è arrivato lo sbarco sulla Luna e i viaggi spaziali sono diventati reali, alla portata di uomini in carne ed ossa. Così ho cominciato ad accarezzare l’idea che un giorno sarei diventato un astronauta. Crescendo mi sono reso conto che il mestiere di astronauta era possibile per russi e americani ma restava un sogno per un italiano. Mi sono laureato in astrofisica e ho esplorato lo spazio da terra, ma ho continuato a leggere i romanzi di Arthur Clarke e a seguire le avventure di Star Trek.

Ma leggi ancora di fantascienza?
Sì e ho da poco scoperto uno scrittore cinese, Liu Cixin autore del Problema dei tre corpi e di altri due romanzi della stessa trilogia.

Abbiamo iniziato questa intervista con l’esplorazione dello spazio e desideriamo concludere con una tua riflessione sul suo fascino…
Guidoni-RadognaOrmai ho appeso al chiodo la tuta da astronauta ma continuo a seguire con interesse tutto quello che avviene in campo spaziale. In questi ultimi anni mi sono dedicato a parlare in pubblico, per comunicare il fascino dell’esplorazione dello spazio e, più in generale, della ricerca. Riflettere sulla complessità dell’universo e sugli incredibili progressi della scienza e della tecnologia è anche un modo per combattere una certa deriva anti-scientifica, che sembra guadagnare consensi. È paradossale che, mentre ci stiamo preparando a tornare sulla Luna e a raggiungere Marte, ci sia ancora qualcuno che crede che la Terra sia piatta!

Ringraziamo Umberto Guidoni per il prezioso tempo che ha dedicato ai nostri lettori e segnaliamo che per ricordare l’importante apporto che ha dato alla ricerca spaziale gli è stato dedicato l’asteroide “10605 – Guidoni”. Facciamo presente, infine, che il suo blog personale di divulgazione scientifica è www.umbertoguidoni.it

Filippo Radogna

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