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La piana del Drago di Di Giaimo e Bono: una recensione di Donato Altomare

Per chi, come me, è cresciuto a pane e PK – non Paperinik, ma Peter Kolosimo – un romanzo come questo è una sorta di prelibatezza culturale, una leccornia narrativa che riesce persino a far mettere su un po’ di peso.
Conoscevo la storia in quanto l’avevo già letta sotto forma di racconto, come giurato, quando risultò finalista del premio Giulio Verne, e gli avevo dato il massimo dei voti.
Ma veniamo all’opera.
Supponiamo di stare facendo degli scavi di routine. Supponiamo che li stiamo facendo in un sito nel quale, il sindaco della città, vuole creare una enorme discarica. Supponiamo che, durante lo scavo si scoprono ossa e altro d’impossibile. Supponiamo…
La narrazione si muove agevolmente su due binari paralleli e divergenti. Chi conosce la politica sa che molti anni fa era in auge il parallelismo divergente (o convergente), un evidente ‘offesa’ alla geometria euclidea, ma che trova ragione di esistere in quella non euclidea. Un gruppo di scienziati, archeologi per la precisione, scopre un reperto che li lascia tutti increduli e sbalorditi: ossa di drago. Ma il drago potrebbe essere in realtà un animale preistorico. D’accordo, ma com’è finito in epoca romana – intorno al IV secolo D.C. -, magari ucciso dal classico San Giorgio? Insomma, i reperti sono cronologicamente incompatibile tra loro. Bisogna studiare e analizzare e cercare ancora. Ma…
Un sindaco odioso e autoritario ha bisogno di quella piana perché deve realizzare una enorme discarica che porterà anche un mucchio di soldi alla sua cittadina. E nelle sue affamate tasche.
Lo scontro è inevitabile e, man mano che si va avanti, assume aspetti a tratti grotteschi, a tratti scientificamente rilevanti.
La storia è condotta con mano sicura e si legge d’un fiato, senza inciampi o calo d’interesse. Una buona base culturale regge le ipotesi e porta a una soluzione della vicenda del tutto inaspettata.
Da evidenziare l’abilità della descrizione delle mentalità in contrasto, quella scientifica protesa verso la conoscenza per far crescere l’umanità, e quella pragmatica, attaccata al denaro, di una realtà politica che, purtroppo, conosciamo sin troppo bene.
Ancora l’ennesima prova che una storia di fantascienza può avere una forte valenza sociale.

Donato Altomare

Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono, La piana del Drago, Ed. Angolazioni, BS, 2016

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